La luce del vuoto
2018 - 2019 | installazione
bronzo, gesso, ferro, liquido infiammabile



Il lavoro ricerca la meraviglia dell’istante analizzando il vuoto come segno, attraverso la rielabora-zione di esso nella pittura cinese, affrontandola con la tecnica del calco. Lavorando sul vuoto e sul pieno intesi come luoghi nei quali essi stessi sono in grado di raggiungere la loro essenza, lo spazio diventa così sia interno sia esterno ad elementi corporali del tronco umano sezionati, che creano un concavo e un convesso.
Il lavoro del calco è un procedimento meticoloso che richiede pazienza, precisione e connessione con la materia, esso corrisponde al primo tratto, lo spazio mentale del calcatore e del calcato genera una metamorfosi. Le persone che ho calcato dovevano avere una particolarità, aver ragionato da poco sull’idea di relazione e sugli spazi che essa crea, pieni e vuoti. Altra cosa ricercata era il respi-ro, essendo il tronco una zona del corpo sempre in movimento, il calco avrebbe agito da rilevatore del movimento respiratorio, visibile nelle crepe del gesso. I calchi si presentano nello spazio aggettandosi con gambe sottili dal suolo e dalle pareti creando una composizione in grado di restituire la luce attraverso un ritmo composto dall’alternanza tra apparizione e scomparsa, tra visto e non visto, descrivendo le strutture di un insieme di visioni possibili.
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